Voi non avevate voci potenti

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Viene da chiedersi quanto sia, questa, un’operazione costruita a tavolino e quali siano i reali meriti letterari di Claudia Rusch nell’aver scritto un libro che, dall’inizio alla fine, non regala alcun tipo di emozione o coinvolgimento. Né un libro storico (ci mancherebbe altro), né un percorso interiore talmente interessante da dovere essere raccontato. La Rusch troppo frettolosamente segue la caduta del muro, e con esso il crollo di un sistema politico utopico per eccellenza, mostrando uno scarno spaccato di 120 pagine – font 12 – di quello che è, insieme al nazismo e alla Grande Guerra, l’avvenimento più importante di tutto il novecento. Quindici anni di DDR – la Rusch è nata nel 1971 – e altri aneddoti sino al 2002 introdotti, suppongo, per allungare il brodo. Il risultato finale è una delusione pari a quella dell’autrice nei confronti del socialismo reale.

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