TRILOGIA DELLA CITTÀ DI K. DI AGOTA KRISTOF

ImmagineNell’affrontare un qualsiasi libro ci si dovrebbe sempre chiedere – prima, ma soprattutto dopo – quale sia il fine che l’autore si è preposto. Nel caso di opere didattiche, ad esempio, chiedersi se il nostro bagaglio ne esce arricchito o confuso o perplesso, oppure no, e valutare, in base a questo, il valore effettivo di ciò che si è letto. In questo caso, opera di pura narrativa, l’impressione finale risulta positiva da un lato, mentre dall’altro permangono alcuni dubbi, nati con l’incalzare della storia. Positiva per il semplice fatto che “Trilogia della città di K.” scende come l’acqua, grazie alla strategia utilizzata soprattutto nella prima parte, con periodi brevissimi di mezzo o uno o due righi, e capitoli di una pagina. Dall’altro lato, sommando le molteplici parole chiave ad effetto – come: gemelli monozigoti, zoofilia, nazismo, guerra, deportazione di ebrei, omosessualità (tra ufficiali nazisti), pedofilia, omicidio minorile, suicidio, cadaveri trafugati, sogni (e confusione tra questi e la realtà), socialismo, barbarie, dipendenza (da fumo, alcool) – viene da chiedersi se l’intento dell’autrice fosse davvero quello di raccontarci una storia interessante (ed è più o meno questo il caso), una storia che facesse riflettere (e non è questo il caso), o una storia che vendesse milioni di copie (ed è decisamente questo il caso).

Annunci

La chanson des vieux amants

Immagine
Sono ormai anni che non provo una passione vera, una passione che mi tenga sveglio la notte per una telefonata che tarda ad arrivare, qualcosa per cui valga la pena prendere l’auto alle tre del mattino per raggiungerla e farci l’amore. Sono ormai anni che non faccio cazzate per qualcuno per il gusto di farle, per sentirmi vivo, fossero per la persona peggiore del mondo. Sono ormai anni che sono troppo convinto di me, delle mosse da fare e delle parole da tacere per l’avversione al prevedibile, al tanto so già come va a finire. Così, puntualmente finiscono cose mai cominciate perché non ci hai creduto; quando poi ci credi non hai la fortuna di piacere nel modo che vorresti o manchi di tempismo perché sono lusingata, ma ho già ho un’altra storia e sono convinta che, in una realtà parallela, ti avrei amato alla follia. Sono ormai anni che respiro male e che rido sì, ma non di felicità. Da troppo tempo l’amore ha la triste ambizione di rimanersene nella massima serie senza troppi patemi, e per la paura di perdere ancora si accontenta di stare nel mezzo, di qualche vittoria ormonale e qualche calcolo frainteso o andato a male. La vita senza amore è come una minestra senza sale. Una volta ho sentito qualcuno costretto a stare a dieta per via del colesterolo e successivamente rinunciare a privazioni che da un lato gli avrebbero allungato la vita, forse, dall’altro gli stavano deprimendo l’animo. Il compromesso sarebbe accettare tutto, contestualizzare gli errori se questi non superano la soglia del lecito, e sperare che la fortuna ti assista fino alla fine. Anche se, dall’altro lato, la tentazione d’una vita tranquilla, con il cuore costante nei suoi battiti, è pure forte. Amatemi, dunque, ma non fatemi ammalare.